Primo contatto con la Cambogia nell'estate 1994

 

Arrivo a Phnom-Penh da Bangkok come turista per visitare Angkor. Non conoscevo per nulla quella nazione. Avevo comunque già visitato parecchi stati Asiatici.

L’impatto con la capitale è stato piuttosto violento. Mucchi di immondizie in ogni dove con il relativo odore nauseabondo.

 

Dopo la prima notte trascorsa in una camera angusta priva di finestre, sono riuscito dopo non pochi problemi ad ottenere un biglietto dell’allora compagnia aerea di bandiera di cui non ricordo il nome ed ora estinta.

Giunto a Siem Reap l’aeroporto era una pista dissestata e sistemata alla belle meglio e accanto una capanna di legno con gli uffici.

 

Moto-taxi a pochi km dalla città alla ricerca di un alloggio per la notte. Camera in una guesthaus e tentativo di riposo. Dopo pochi istanti, fuori dalla camera si mette in moto un rumoroso generatore di corrente. Si perché la corrente, diciamo quella pubblica, arrivava a singhiozzo e chi se lo poteva permettere, aveva un generatore.

Presumendo che non avrei potuto dormire anche di notte, ho abbandonato la camera e col mio zaino in spalla, sotto al solleone del pomeriggio mi sono messo alla ricerca di un luogo un po’ meno rumoroso.

 

Alloggio all’Hotel De la Paix (ora demolito). Nome di buon auspicio in un paese da poco riappacificato e ridotto sul lastrico. Il generatore c’era ma era collocato un po’ distante dalla camera. Poi, niente riposo e via in moto col primo moto-taxi incontrato a vedere immediatamente Angkor. La grande Angkor.

La sua imponenza e bellezza mi ha lasciato letteralmente di stucco. Siamo entrati e ho avuto modo di ammirare per qualche ora la sontuosità dell’antico manufatto. Pochissimi, i primi turisti, giravano fra le guglie e gli umidi corridoi del tempio. Rientro in serata e breve riposo. Un ventilatore mi permetteva di sopportare a mala pena gli oltre 35 gradi con una umidità dell’aria, presumibilmente attorno al 90%.

 

Verso le 20.00 esco per il pasto serale e neppure con poca meraviglia vidi strade deserte e illuminate da qualche lampione con la luce fioca. Ristoranti, neppure uno aperto dei pochi esistenti. Cena in camera con una minestra di tipo tailandese, lasciata per qualche minuto immersa nell’acqua bollente di una provvidenziale thermos collocata in camera.

Di nuovo uscita per curiosare e sulle strade, solo alcune moto con sul sedile posteriore uomini armati di fucile con la canna rivolta verso l’alto.

Mi fu poi detto che pattugliavano la città per proteggerla da banditi che facevano razzie durante la notte. Ebbi modo di vedere in seguito con i miei occhi ed a pochi km una casa (capanna) attaccata di notte e depredata di tutto, da probabili ex Khmer-rouge ormai allo sbando che tentavano, arraffando ciò che potevano e terrorizzando la popolazione, malgrado il raggiunto difficile equilibrio politico, pianificato dall’Onu, l’anno precedente. Ecco, questo in sintesi l’impatto con la terra cambogiana nell’estate del 1994.

 

Nei giorni successivi il direttore dell’hotel mi ha affittato una vecchia moto e mi sono messo a girare con una certa circospezione l’area archeologica. Sulle strade sconnesse si viaggiava a slalom per evitare le innumerevoli profonde buche del vecchio asfalto abbandonato da anni all’usura del tempo. Rientro in serata in hotel e breve risposo.

Curioso per natura di sapere come vive la popolazione locale, mi sono avvicinato ed ho chiacchierato con alcuni ragazzi e adulti che gestivano i primi disadorni poveri mercatini per i turisti occasionali. Qualche bibita e i primi timidi oggetti artigianali.

 

Dopo varie discussioni sul modo di vivere di noi europei con alcuni gestori dei shop, ho convinto alcuni a condurmi a visitare un loro villaggio.

Pochi km e imboccata una stradina, di fronte ad un rudere di un tempio, mi sono trovato al centro di un villaggio di Rohal.

 

Una piccola folla di bambini mi ha circondato festante. Sporchi, vestiti di stracci. Una bambina presente di nome Dob con uno stentato inglese mi ha fatto da guida nel villaggio, seguiti dai bimbi festanti alla visita di un baran (forestiero). Capanne poverissime, disadorne e maleodoranti. Alla mia richiesta: e l’acqua? Dob mi fa un cenno con la mano …. La …. Non vedendo nulla dissi: Dove? Mi avvicino e a 10 m. vedo una pozzanghera con acqua sul fondo di coloro nero. Ecco l’acqua da bere fa lei! Stupefatto, attonito, non so che dire …. Ma, la fate bollire? No la legna è poca è solo per cuocere il riso. La beviamo così.